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Non voglio essere impiccato all'albero del destino: Storie di uomini che migrano (Italian Edition)

Author Mariagrazia Forcella
Publisher CreateSpace Independent Publishing Platform
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Book Details
ISBN / ASIN1481156101
ISBN-139781481156103
AvailabilityUsually ships in 24 hours
Sales Rank6,235,197
MarketplaceUnited States 🇺🇸

Description

“Ne avevo abbastanza di assistere a mostruosità, nel mio paese, l'Iraq. Come quando i terroristi hanno decapitato davanti a un uomo tutti i suoi figli, lo hanno sventrato ed hanno messo nella sua pancia le teste dei suoi bambini. Dopo la guerra regna il terrore. E' la strategia comune alle due parti che si contengono l'Iraq: USA e Iran. Fanno in modo che chi pensa, scappi. Per questo motivo ha luogo una continua esibizione dell'orrore che dalle strade passa ad Internet. Sono un avvocato di Baghdad. Ho ventisette anni. Dopo la laurea ho iniziato a lavorare nello studio di un legale che difendeva le parti civili nelle cause contro Al Qaida ed altre organizzazioni terroristiche. Una mattina, arrivando in ufficio ho scoperto che l'avvocato era fuggito. Stavo cercando di capire cosa era accaduto, quando ho sentito un botto. Uomini dal volto coperto avevano fatto saltare la porta blindata. Mi hanno preso. Erano di Al Qaida….” “Avevo tredici anni quando ho lasciato l'Iran. Ricordo ancora tutto della mia vita di bambino a Teheran. La cultura persiana è molto più antica dell'Islam ed è la base della nostra vita. Non possono farci dimenticare tutto questo e riempirci la testa solo con la religione. La tragedia che stanno mettendo in scena vuole annullare la nostra eredità storica. Ma le cose stanno per cambiare: fra qualche anno avremo la democrazia all'iraniana, che non sarà uno scimmiottare l'Occidente come ai tempi dello Scià e neppure questa banda di ladri che governa ora, tanto corrotti quanto sanguinari in nome di Dio…..”. “Qualcuno di voi è israeliano? Precisiamolo subito: sono disposto a parlare con voi anche se siete ebrei. Ma con gli israeliani non parlo. Se siete israeliani, andatevene. Se non lo siete, ascoltatemi. La prima volta che sono andato in carcere avevo dodici anni e mezzo. La mia vicenda è stata presa a cuore dalle ONG: sono stato il primo bambino arrestato dai militari israeliani…..”. “Come dice un versetto del Corano: non bisogna forzare quando si tratta di religione. La mia scelta di portare il velo è stata personale e spontanea. Sono Souhila, venticinque anni, biologa, figlia di un giudice della Corte Suprema in Algeria, sono arrivata in Europa per terminare il mio dottorato in embriologia molecolare. Quello che voi avete di grande qui è una elaborazione del ragionamento che non è ad un livello altrettanto avanzato da noi. Io qui intendo apprenderlo, per insegnarlo in Algeria. Voglio conoscere ed imparare ciò che la cultura e la società europea hanno da insegnarmi di positivo, ma mai abbandonerò i miei principi religiosi fondamentali. Il velo non è un simbolo, è un concetto, è una protezione…..”. Sono alcune delle storie raccolte in questo libro, storie vere di immigrati reali, raccontate da loro in prima persona. Fra i drammi talora privati, talaltra epocali che ne hanno causato la partenza, speranze e disperazione si avvicendano in questi racconti di galantuomini e mascalzoni, vittime o profittatori. Culture e religioni si avvicinano oppure si scontrano, uomini e donne si prestano aiuto o si sfruttano, in vicende in alcuni casi drammatiche, in altri comiche. Toccando questioni di grande attualità quali il rapporto fra cultura islamica ed Occidente, il libro ci conduce in un indimenticabile viaggio nelle vite dei protagonisti.